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a cura del Servizio Diocesano di Pastorale Giovanile dell'Arcidiocesi di Genova

Per domande e proposte scrivete a domandeinredazione@centrosanmatteo.org

Per ricevere domande in redazione via mail scrivi a iscrizioneDR@centrosanmatteo.org

IV Numero
DOMANDA

Perché asternersi dal votare il Referendum? Ci è stato sempre insegnato che bisogna partecipare alla vita politica…

RISPOSTA

Molti hanno già scritto saggiamente ed in modo competente su questa questione; brevemente dico la mia impressione.

Penso che nel caso del prossimo Referendum sulla fecondazione assistita il non andare a votare sia sinonimo di vera partecipazione politica. Non si va a votare per disinteresse o perché non ne hai voglia: io invece non andrò a votare per una scelta esplicita e chiara.

Il motivo per cui agirò in questo modo è quello per cui ritengo che le domande poste non siano materia che possa essere valutata in un Referendum.

Alcuni sondaggi dicono che se oggi in Italia si facesse una Consultazione Popolare per stabilire la pena di morte per i pedofili, per chi violenta, stupra, sevizia e uccide bambini, con ogni probabilità moltissimi sarebbero favorevoli ad applicarla! Ma se anche il 99% degli italiani volessero la morte di una persona che pur si è macchiata di crimini orrendi, ebbene quest’essere umano non può essere ucciso. Il rispetto della vita umana, anche quella di un pedofilo, non è materia da sottoporre a Referendum! Nel caso della Fecondazione Assistita la situazione non è così palese ma è analoga. Un gran numero di scienziati insegnano che l’embrione è un essere umano fin dal concepimento, è una persona come qualunque pedofilo o serial-killer. Se l’embrione è un essere umano nessuno ha il diritto di usarlo o di sopprimerlo. Non tutti sono d’accordo; molti scienziati tacciono; alcuni si arrampicano sugli specchi senza riuscire a dire nulla di coerente, sollevano dubbi. Allora, anche nel dubbio, non possiamo permettere una carneficina; l’omicidio non è materia da Referendum: E’ necessario prima capire, studiare, ricercare. Non si può essere superficiali su questi temi. Il Referendum è una domanda ancora oscura, che non va posta ed alla quale non intendo rispondere.

Don Nicolò Anselmi

III Numero

Ma quale educazione alla Legalità

Con tutto quello che succede, vale la pena tentare di rimanere onesti?

Leggo con apprensione che le persone arrestate in Italia perché reclutavano mujaheddin sono stati assolti non tanto perché accusati ingiustamente, ma perché la guerriglia non è terrorismo!
Il mio primo pensiero rivolto al futuro della società è stato fortemente egoista: “ menomale che non ho figli!”
Sono un prete della periferia della città di Genova e vivo in mezzo a persone eccezionali che tentano di essere modelli in una zona dove la delinquenza fa parte quasi del corredo cromosomico di un certo numero di abitanti. Assieme a molti si fa quotidianamente lo sforzo di essere educatori alla legalità ( e commuove a volte lo zelo di chi è fermo nella volontà di vincere a tutti i costi il male facendo il bene!) o quantomeno si tenta di essere stimolo, proposta, provocazione per quanti vedono nella legalità un nemico invadente. Di fronte al titolo del giornale che riporta la notizia sopra citata, non ho potuto far a meno di sentirmi smarrito, lacerato dalla sensazione di un mio prodigarmi per una legalità di cui però, a questo punto, non conosco più i connotati, di cui forse – esagero- non riconosco più il valore. La domanda è: come faccio a parlare a dei giovani di una legalità che non ha il sapore di giustizia?
Anni fa a una coppia di miei parrocchiani è capitata la sventura di rincasare e trovare il ladro “ con le mani nel sacco”; imprudentemente il padrone di casa gli si è scagliato contro, lo ha bloccato mentre lei ha chiamato i carabinieri che prontamente sono accorsi. Il tutto si è concluso solo con il rimprovero per la coppia ( il ladro in libertà vigilata perché non aveva precedenti) a cui, a detta del giudice, è andata ancora bene perché il ladro non ha fatto denuncia per sequestro di persona.
Ancora alcuni anni fa, quando erano di moda gli avvisi di garanzia, nel cuore della notte i carabinieri circondano la casa di un abitante della parrocchia dove allora mi trovavo, intimano di uscire e questo signore davanti allo sguardo attonito della moglie e del figlio piccolo ( mi pare che avesse 6 anni ) viene ammanettato e portato in cella. Solo ( solo?!) una settimana di cella, quasi 6 anni di processo per un’assoluzione piena. Mi pare che l’on. Andreotti al termine del processo che lo ha coinvolto per 10 anni abbia domandato: “ e adesso chi mi restituisce questi anni” ( ho citato a memoria, penso che questo fosse comunque il contenuto anche se forse non corrispondono le parole)
Di tanto in tanto sfogliando i giornali leggiamo ( e sottolineo che non sono questioni nate in tempi recenti anche se negli ultimi anni si ha la sgradevole sensazione di un peggioramento in materia) la denuncia di numerosi esperti che certe leggi puzzino di interesse più che di giustizia.
Quando recentemente si è celebrato l’inizio dell’anno giudiziario, il quadro presentato non poteva altro che preoccupare: il numero dei reati non puniti, le sentenze sospese, tempi biblici di certi processi… mi sono domandato se in certi casi il fatto che non si proceda all’istruzione di un processo non sia addirittura più conveniente ( per altro mi sono anche domandato con che criterio, visto che i magistrati si lamentano di non riuscire a star dietro al troppo lavoro, vengono scelti alcuni processi da istruire ed altri da fa cadere in prescrizione).
Con la situzione che è sotto i miei occhi e sotto gli occhi dei ragazzi ai quali dovremmo offrire un senso della legalità viene spontaneo domandarsi: quale legalità? Viene il dubbio che non valga la pena. Può essere che rimaniamo smarriti, confusi e, forse, in collera per ciò che succede, ma lo sguardo dei cristiani credo debba andare oltre, senza illusioni, ma soprattutto non chiudendosi alla speranza.
Sono tanti quelli che, ognuno a modo proprio ( penso anche ad esempio le forze dell’ordine che talvolta mettono a repentaglio la loro vita), tentano di perseguire l’ideale di un mondo migliore; siamo tanti a credere che i 10 comandamenti possano essere comunque un buon punto di partenza e che le beatitudini non siano solo belle parole. Voglio essere di quelli che comunque, nonostante lo smarrimento inziale, ripete a se stesso che “non si può fare di un’erba un fascio” e pertanto, anche se l’apparenza inganna, la legalità esiste, la legalità è un valore: tocca a me viverla e tocca a me promuoverla.

Don Andrea Perini

II Numero

Un giovane che si era innamorato di una ragazza buddista mi ha confessato che pił volte la sua fede cattolica ha vacillato di fronte alle argomentazioni della ragazza; offro alcune brevi considerazione a riguardo

PERCHE’ SONO CREDENTE

A qualcuno potrà sembrare strano (solo a qualcuno), ma i miei studi scientifici mi hanno molto orientato nel mio essere credente. Da buon ingegnere, quasi naturalmente sono portato a fare in modo che le cose funzionino: le ruote dentate devono girare, i capannoni stare in piedi, i motori partire, le navi galleggiare e gli aerei devono volare. Osservando una montagna o una galassia mi viene spontanea la domanda circa la loro origine e la risposta deve…funzionare; non posso rispondere “boh, chissà, forse speriamo che…ma”.

Ancora peggio sarebbe per me ingegnere, affidarmi al caso: come posso pensare che la perfezione della natura sia un evento casuale! Ho letto da qualche parte che sarebbe come se mettessi un mattone, della calce, del vetro e del ferro in una lavatrice e , dopo averla fatta girare, pretendessi che mi uscisse casualmente un villetta!

Per non dire poi lo stupore circa la natura spirituale dell’uomo. Io abituato a studiare le composizioni chimiche dell’acciaio e della ghisa sferoidale, gli atomi di carbonio e quelli di manganese, non posso non trasecolare quando qualche scienziatucolo mi viene a negare la natura spirituale, affermando che l’amore, i sogni, i pensieri, i sentimenti dell’uomo sono il semplice prodotto di una reazione chimica.

Per non dire poi dell’origine della vita; noi non possediamo la vita: se mi ammazzo non riesco più a ridarmela, nemmeno i nostri genitori o il miglior chirurgo del mondo.

Ammettere l’esistenza di una persona, di una mente creatrice, ordinatrice è l’unica soluzione ragionevole, il resto è dubbio, incertezza, follia. Non voglio sembrare presuntuoso, desidero solo ringraziare per la mia Fede e invitare tutti a “ragionare” e a non farsi ingannare.

PERCHE’ SONO CRISTIANO

Non è facile però credere o immaginarsi questa mente creatrice ed ordinatrice.

Fortunatamente questa persona, ci è venuta incontro, storicamente, visibilmente.

Duemila anni fa, un uomo è nato, è vissuto, è morto ed è risorto.

Sono innumerevoli le prove storiche dell’esistenza di Gesù e le testimonianze su ciò che ha detto e ha fatto sono molte di più di quella che abbiamo circa l’esistenza storica di Giulio Cesare o di Cristoforo Colombo, del quale ancora oggi, ahimè lo dico da genovese, non si conosce nemmeno il luogo preciso della nascita. Io mi sento discepolo di una persona vissuta storicamente, non di un’ideale o di un’ipotesi.

La verità delle parole che Gesù ha detto e dalle azioni che ha fatto è confermata dalla mia vita: mi accorgo, provando a seguire l’insegnamento di Gesù, quanto il suo insegnamento sia vero. Non esiste parola nel Vangelo che non sia ragionevole; per contestarla devo andare ad ipotizzare cose folli e innaturali.

PERCHE’ SONO CATTOLICO

Sono cattolico perché sostanzialmente vedo nella storia della chiesa cattolica un filo rosso di fedeltà e fiducia a cui stare aggrappato. Molti papi e molti vescovi, hanno commesso degli errori, ma non mi sembra che siano mai stati degli ingannatori. Tanti personaggi santi come Francesco d’Assisi o Caterina da Siena, o Padre Pio e Madre Teresa, don Orione e don Bosco, hanno avuto problemi con papi e vescovi e con i loro difetti umani, non hanno mai e poi mai dubitato della catena di fedeltà che lega Gesù a San Pietro primo papa e attraverso i secoli ai vescovi successori degli apostoli fino a Giovanni Paolo II.

La ragione ci dice così: ogni altra scelta sarebbe motivata dal sentimento, dalla rabbia, dal fastidio e non dalla ragione.

Don Nicolò Anselmi

I Numero


Maremoto, ma Dio dov’era? Domanda vera, ma forse troppo comoda.

Quando scorrono le immagini televisive di certi disastri, quando la sensazione della nostra impotenza, nonostante tutti i progressi della scienza, appare lampante, quando la violenza del Male sembra essere vittoriosa, la domanda affiora sulle labbra di chiunque si sente uomo, di chi sa percepire come proprio il dolore altrui: “Dio dove sei?” Nell’antichità biblica di fronte al male c’era forse un atteggiamento più remissivo, probabilmente più fatalista volendolo intendere come una punizione di Dio. Una cosa era comunque certa che tutto veniva da Dio sia il male sia il bene, pertanto l’uomo di fede concludeva: “se da Dio accettiamo il bene perché non dovremmo accettare il male?” ( Libro di Giobbe cap. 2 verso 10), ovvero “Dio ha dato, Dio ha tolto”( libro di Giobbe cap. 1 verso 21). Ma la Rivelazione non si è fermata, uomini di fede hanno voluto capire di più, meglio il rapporto che ci lega a Dio ed il ruolo del male. Giobbe scoprì e rivelò che non c’è un rapporto meccanico tra male e peccato, non è scontato che il giusto viva senza conoscere il dolore, anzi Dio mette a tacere considerazioni umanamente comprensibili, ma lontane dai progetti divini. La grande novità del Nuovo Testamento si consuma drammaticamente davanti agli sguardi attoniti dei discepoli di Gesù: Dio non è colui che provoca il male, ma è colui che si carica le conseguenze di esso, anzi lo subisce e da esso si lascia sconfiggere. Al di là dell’amicizia che legava a Gesù e al di là del dolore umano, quale sarà stato lo stupore di chi aveva intravisto in Cristo il Figlio di Dio, vederlo crocifiggere: dramma inconcepibile, inverosimile, inaccettabile! Mi piace addirittura immaginare il volto solcato dalle lacrime di S. Giovanni, il prediletto di Gesù, con la bocca aperta dallo stupore ascoltando la preghiera del salmo 21 che sembra interpellare il Padre: “dove sei?” Credo che Gesù sia stato l’ultimo ad avere il diritto di pronunciare quella domanda perché con la sua resurrezione è stata offerta la risposta di Dio. Se uno non crede in Dio e nella resurrezione di Gesù penso non abbia il diritto di porre la domanda senza correre il rischio di sembrare opportunista. Domandare la presenza di Dio, domandare i segni della potenza di Dio, esigere che Dio intervenga nel mondo quando ci comoda e quando il male nella sua enormità ci fa paura sia un modo poco corretto di sentirci giustificati nel nostro ateismo, sentirci a posto nel nostro disimpegno, sentirci sani nella nostra cecità, sentirci vincitori avendo estromesso Dio dal nostro quotidiano. Non vogliamo che Dio sia presente, non lo vogliamo riconoscere nei suoi segni, è scomodo, ma quando serve …

Se Gesù è morto in croce è per dire che Dio non ha scelto di schioccare le dita o agitare la bacchetta magica per risolverci i problemi o esaudire i nostri desideri, ma ha scelto di stare con noi nel dolore, fino in fondo… fino alla morte, senza lieto fine cinematografico. Dio dove sei? Qui con te! Nella sua Chiesa, nei suoi santi che tendono una mano quando nessuno si accorge del male perché di piccola entità, quando non fa scalpore e non va sui giornali del mondo. Dio è qui con te nei suoi uomini e donne che sanno dare la loro testimonianza anche se snobbati o irrisi, ma vogliono esserci comunque. Dio è qui con te quando l’emergenza finisce, i media parlano d’altro, i problemi sembrano essere altri e tu rimani solo … Dio è qui con te in quella baracca-missione, in quella parrocchia, in quel convento in cui il prete, la suora il frate ti aprono la porta ogni giorno per dirti che se anche tutti se ne vanno Dio resta con te.

Don Andrea Perini