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“Missio”

Dicendo che l’Eucarestia è la sorgente della missione penso prima di tutto alla S.Messa domenicale; è noto che la parola messa deriva dalla parola latina “missio”, cioè missione.
Recentemente mi è capitato di aiutare alcuni confratelli per donare la grazia del Sacramento della Confessione ad un folto gruppo di adolescenti in una scuola superiore e a due classi di ragazzi che si stavano preparando a ricevere la Cresima.
In entrambi i casi sono stato colpito dal fatto che molti ragazzi si accusavano di aver offeso Dio poiché non avevano partecipato alla Santa Messa domenicale; era evidente che chi li aveva preparati o comunque ne curava la formazione religiosa li aveva preparati, aveva insistito molto su questo aspetto.


L’assenza alla celebrazione eucaristica, oltre una offesa fatta a Dio che ci invita a mangiare il suo corpo e a bere il suo sangue, è una ferita che provochiamo alla comunità cristiana, alla Chiesa.
Quando siamo assenti dalla S.Messa o da una qualsiasi iniziativa proposta dalla comunità cristiana, impoveriamo gli altri, indeboliamo la famiglia cristiana, creiamo scoraggiamento; la nostra semplice presenza, al contrario, dona speranza, genera gioia, arricchisce la preghiera, aumenta l’entusiasmo e, in ultima analisi, rende felice Dio Padre che vede la sua famiglia riunita e numerosa.
Molti giovani svolgono impegnativi servizi nella chiesa, con i poveri, i ragazzi, gli ammalati, gli emarginati… ritengo che il primo e il più importante servizio che un giovane cristiano possa sia quello di essere presenti, anche affaticati e annoiati, alla vita della comunità in particolare alla S.Messa domenicale; questo discorso non vale solo per i giovani ma anche per i bambini, i ragazzi, gli adulti e gli anziani e, per quanto possibile, per gli ammalati; esserci, con amore, è costruire la Chiesa che è nel mondo la presenza salvifica di Gesù.
Se non possiamo esserci fisicamente è importante esserci almeno spiritualmente, presenti con la preghiera.
Nel tempo questo semplice impegno genererà, in noi e negli altri, una profonda gioia, piena.


Mons Nicolò Anselmi