Gli adolescenti italiani in 100 mila da Papa Francesco. Don Falabretti, “La Chiesa è viva” – LE FOTO e IL VIDEO DEL PAPA

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“La Chiesa è ancora viva, i 100 mila adolescenti accorsi il giorno di Pasquetta in piazza san Pietro per incontrare Papa Francesco lo dimostra. Questi ragazzi ci hanno sorpreso anche per la loro voglia di incontrarsi, di ritrovarsi, superando in maniera straripante qualunque attesa”: così don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale di Pastorale giovanile (Snpg) della Cei traccia un bilancio di “#Seguimi”, il pellegrinaggio degli adolescenti italiani a Roma. La festa che ha preceduto l’incontro con il Papa è stata presentata da Andrea Delogu, insieme a Gabriele Vagnato, con gli interventi di Giovanni Scifoni, Michele La Ginestra e Matteo Romano e Balnco.

Quello che ha sorpreso è stata la rilettura del Vangelo, il brano della pesca miracolosa narrata da Giovanni, fatta dai ragazzi. Hanno portato la loro testimonianza parlando con il cuore, dimostrando che hanno dentro molto di più di quel che pensiamo, che sanno esprimerlo e che, quando sono liberi di farlo, generano una disposizione all’ascolto da parte degli adulti che è sorprendente. Hanno colpito la loro profondità e la loro compostezza davanti a certi temi risuonati in piazza san Pietro. Il silenzio della piazza in alcuni momenti significativi, come durante il messaggio del Papa, ha fatto venire i brividi.

Un pastoralista napoletano, mons. Luigi Pignatiello, diceva che i ragazzi non sono solo i destinatari di un annuncio ma sono protagonisti attivi della vita dello Spirito, partecipano a questa vita insieme agli adulti.

Il Vangelo non può essere comunicato solo dall’alto verso il basso.

Ascolto e accompagnamento sono due parole chiave sulle quali si è molto discusso nel Sinodo per i giovani di quattro anni fa. L’ascolto mette il maestro, cioè gli adulti, nella condizione di offrire una testimonianza più credibile proprio perché colpiti da quella dei ragazzi.

Non si può pensare di parlare con loro, di convincerli con le parole, se prima non si è disposti ad ascoltarli, senza la pretesa di giudicare il loro mondo.

Questo pellegrinaggio ci ha mostrato che la Chiesa non è finita. La pandemia è stata una prova dura per tutti. Ma nel momento in cui le nostre chiese locali, i territori, hanno offerto a questi ragazzi ancora una volta un’esperienza di incontro, i ragazzi hanno risposto. È un segno che il radicamento storico, secolare, della Chiesa italiana genera ancora delle attese e rappresenta un punto di riferimento.

La prima cosa che questo evento ci ha donato è che le fila del Vangelo vanno riprese, la vita della Chiesa non è morta.

Ora riprendiamo il cammino sapendo che, una volta spente tutte le luci del grande evento, si ritorna nella quotidianità, e che non si spegne il compito che ci è affidato: vivere il Vangelo a casa nostra. Davanti alla sorpresa donataci da questi ragazzi, a noi spetta interrogarci sul nostro modo di restare in contatto con loro, di continuare ad accompagnarli e di volergli bene. I ragazzi, per dirla con le parole di Papa Francesco, hanno il fiuto non solo delle cose che amano ma anche e soprattutto del bene che vogliamo loro. Dobbiamo cercare di comprenderli, far capire loro che non siamo giudici ma che gli vogliamo bene per quel che sono.

Questi ragazzi avranno ancora bisogno di noi. Bisogna capire e aspettare i loro tempi, avere pazienza. Andiamo a riprendere questi giovani mostrando il bene che nutriamo per loro. Volergli bene nella consapevolezza che noi non siamo perfetti. Anche noi adulti siamo fragili. I ragazzi ci aiutano a tenere i piedi per terra, a non sentirci migliori di loro, a non salire sulla cattedra degli infallibili. Questo atteggiamento con i ragazzi non paga.

dall’intervista di Daniele Rocchi
a Don Michele Falabretti (Snpg)

 

Le parole del papa agli adolescenti

 

Alcune foto dei ragazzi di Genova e dell’evento