
“Vi ho chiamato amici” (Giovanni 15,15): da qui siamo partiti con le settimane di esercizi spirituali offerte dalla Pastorale Giovanile per i giovanissimi e i giovani della Diocesi.
Le due settimane erano pensate per età diverse. La prima era dedicata ai ragazzi delle scuole superiori, dalla terza alla quinta, mentre la seconda era rivolta ai giovani dai 19 ai 30 anni. Io ho avuto la fortuna di viverle entrambe, ma in modo diverso: nella prima settimana prestavo servizio per aiutare i ragazzi a vivere al meglio questa esperienza.
Qualcuno si conosceva già, altri arrivavano senza conoscere quasi nessuno. Giorno dopo giorno, tra i momenti di riflessione, le chiacchierate durante i pasti, le risate, una partita a calcetto e la preghiera condivisa, abbiamo cominciato davvero a conoscerci. Sono nate relazioni profonde, che mettono al centro il nostro amico in comune: Gesù. La consapevolezza di avere la fede in comune ha aiutato ognuno ad aprirsi, a raccontare qualcosa di sé, le domande che porta dentro, le proprie fatiche e le proprie gioie.
Il tema che ci ha accompagnato durante queste settimane era una frase del Vangelo di Giovanni: «Vi ho chiamato amici». Attraverso diversi brani del Vangelo abbiamo incontrato un Gesù che vive relazioni vere, in prima persona: chiama i discepoli perché stiano con Lui, incontra Matteo, si ferma nella casa di Marta, Maria e Lazzaro e, persino dopo il rinnegamento di Pietro, non smette di fidarsi di lui, ma lo rialza e lo rimette in cammino.
Siamo stati accompagnati anche da altri due amici: Carlo Grisolia e Alberto Michelotti, due giovani genovesi la cui amicizia ci ha aiutati a capire che nessuno si salva da solo e che, per diventare santi, abbiamo bisogno di fratelli con cui condividere il cammino.
Abbiamo avuto la grazia di incontrare alcuni amici di Carlo e Alberto, che ci hanno raccontato come la loro santità trasparisse — e traspare ancora — nelle piccole cose quotidiane: piccoli gesti capaci di far sentire la presenza di Cristo alle persone che ti circondano. È stato forte scoprire che la santità può passare anche da qui: da un’amicizia vera. Non da qualcosa di lontano o straordinario, ma da relazioni che ti aiutano a diventare la versione migliore di te stesso.
Nella seconda settimana, quella dedicata ai giovani, credo che questa intuizione sia diventata ancora più concreta.
Quando si diventa grandi, a volte può sembrare difficile vivere amicizie profonde che aiutino ad avvicinarsi a Cristo, ma questa esperienza ci ha dato l’opportunità di riscoprirci amati e chiamati per come siamo.
Alissa Piu