Ogni
giorno sui giornali siamo costretti a leggere di omicidi o violenze
legati alla vita affettiva delle persone; genitori-figli,
fidanzati-fidanzate, mariti-mogli e via dicendo. Soprattutto la
relazione tra uomo e donna pare contrassegnata da un crescente rischio
di violenza. Pare che le persone non sappiano più stare insieme e
quando si arriva all'abbandono una delle due parti non riesce ad
accettare una nuova realtà e reagisce con inaudita e insospettata
violenza.
Tralascio
volutamente l'aspetto mass-mediatico di trasmissioni televisive che in
modo ossessivo rilanciano questi episodi, ingigantendoli o rendendoli
talmente temi da salotto da sminuirne la realtà.
Tralascio
anche l'analisi sociologica che non sono in grado di fare, né le
comparazioni tra periodi storici e culture. Desidero solo esprimere
alcune riflessioni che toccano la nostra fede.
L'argomento
non è affatto esagerato. Lo dico da sacerdote e da sacerdote che vive e
ascolta i giovani e le giovani. Le relazioni affettive sfociano spesso
nel dramma e nella violenza e chi ne fa più le spese sono le donne. A
volte accade il contrario, ma in genere è l'uomo lasciato, che vede
scappare via il suo "oggetto" e impazzisce reagendo in maniera
scomposta. Quante ragazzine minacciate, quanti mesi e mesi passati
sotto la semplice minaccia "se ti vedo con un altro ti ammazzo", quanti
appostamenti e pedinamenti! O quanti ricatti morali! E parlo di un
mondo sommerso che spesso non viene a galla nemmeno tra amici più cari.
Quante storie vengono poi a galla dopo anni e anni di omertà. La mia
riflessione va a cogliere due aspetti.
Il
primo è la mentalità di possesso che è diffusa in tutta la società. Le
relazioni umane, invece che essere improntate all'incontro, alla
scoperta dell'altro, allo stupore, all'apertura sono improntate al
possesso. L'altro diventa un mio diritto, è mio, è un mio oggetto. La
relazione è divenuta la scelta di un prodotto, bello, amabile, che
soddisfa i miei bisogni, mi piace; dunque è mio! Quando scopro che così
non è, che l'altro è libero e nulla lo lega a me se non la sua libera
scelta e solo nell'amore e nella libertà questo avviene, allora
impazzisco. Educare alla relazione parte da lontano, parte fin da
piccoli, quando tutto è dovuto. Questa mentalità di possesso invade
l'anima e non ci si accorge nemmeno di essere in questa orribile
condizione spirituale. La libertà è far ciò che si vuole; è dar libero
sfogo all'istinto. E l'istinto di possedere è uno dei primari. La
persona diventa oggetto. Ma del resto, la donna in particolare, non è
ancora oggi presentata come oggetto? Da prendere e non far scappare a
nessun costo. Così mentre da un lato si propugna la libertà femminile
dall'altro si orienta la persona umana alla relazione con l'immagine,
alla relazione di possesso illudendola, e si propone sempre più spesso
la donna come "cosa" da conquistare, da esibire. La relazione poi
diventa un diritto e dall'essere si sposta all'avere. Su questo penso
che le comunità debbano riflettere ed educare con pazienza e amore ma
con decisione. Anche come famosa preparazione remota al Matrimonio.
Educare all'amore dovrebbe essere il cardine di ogni progetto
educativo-pastorale.
La
seconda riflessione per la quale non ho soluzioni pronte ma solo un
moto dell'anima, è l'estrema fragilità psichica che riscontriamo nella
società di oggi. Soggetti che non reggono un rifiuto, una difficoltà,
un rischio, un’ incertezza. Soggetti apparentemente sani che poi
finiscono col compiere atti da infermità mentale. Purtroppo gli
avvocati ci rendono edotti in questa materia usandola come eterna
scappatoia per vincere le cause. Tutti sembrano diventati bisognosi di
perizia psichiatrica all'improvviso. Questo è un male soprattutto per i
tanti soggetti deboli dal punto di vista psichiatrico che stanno
diventando sempre più numerosi. Forse non è ancora stato chiaramente
lanciata una emergenza psichiatrica. Soggetti che sono come bombe
innescate, apparentemente tranquilli, potenzialmente capaci di
esplodere al primo intoppo. A questa crescita di soggetti deboli non è
indifferente l'uso delle droghe, siano esse legali o illegali, che
lasciano strascichi pesanti e parecchie ferite sul campo, e che unite a
uno stile di vita che richiede di essere sempre all'altezza, sempre di
corsa, sempre molto carichi sul fronte dell'avere provocano una miscela
esplosiva.
Non
ci si rende conto di quanta gente soffre nella testa, perché non è
curata nel cuore e nello spirito. Delinquenti vengono chiamati, o
assassini, ma erano e rimangono malati mentali di cui la società non ha
tempo di accorgersi o di seguire. Schiacciati ed espulsi da stili di
vita che non riescono a sopportare.
Anche
di questi soggetti deboli il Signore ci chiede di prenderci cura.
Costoro che appaiono posseduti e frantumati da mille personalità
confuse, sono fratelli da liberare e così facendo si proteggerebbero
anche tante altre vite innocenti, che non hanno saputo comprendere in
tempo in che razza di pasticcio si stavano cacciando.
Non sono problematiche di facile soluzione ma già portarle nel nostro cuore è l'inizio e il segno che qualcosa sta cambiando.